Oi ne'!

capitale periferia


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“Se faccio un figlio lo chiamo Precario” …scusate il ritardo!

Venerdì 28 dicembre a partire dalle 19:30 presso il Circolo Arci Marea in Via Gerardo Cono Capobianco, Mercatello (Salerno) si terrà il secondo incontro “Se faccio un figlio lo chiamo Precario” nell’ambito della rassegna Oi ne’ – esperimenti provinciali.

C’è sempre qualcosa in sospeso mentre rincorriamo quel tempo che ci ricorda i nostri ritardi. Per noi la scrittura, la lettura, la musica sono strumenti per animare intelligenze e sensibilità, per sfidare il Buio della narrazione unica. Oi ne’ è un grido. Ti sveglia, ti sollecita. Ti fa tornare coi piedi in terra e guardare al reale.
Ancora una volta, dopo 3 anni, vogliamo costruire un ponte sugli abissi del nostro quotidiano, ancora una volta lo facciamo tutti insieme, con leggerezza e passione.

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|| Programma in aggiornamento ||

~ H 19 – Aperitivo precario ma SOSTANZIOSO
~ H 20 – …scusate il ritardo! reading&musica, testi inediti, autoprodotti per raccontare il nostro tempo, da più punti di vista, da più generazioni
~ H 22 – Emigrant Party, VYNIL SET con APO

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Durante la serata troverete il nostro secondo prodotto editoriale in carne, carta ed ossa. “Se faccio un figlio lo chiamo Precario” raccoglie 8 autori, 8 testi in forma diaristica per 8 giorni, dal lunedì al lunedì, che descrivono la settimana precaria.
Puoi iniziarlo a leggere qui https://goo.gl/lFRQTS per entrare nel mood e ritirare la tua copia inedita alla serata.

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Se faccio un figlio lo chiamo Precario – ebook collettivo

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Sfoglia o Leggi Se faccio un figlio lo chiamo Precario:

Gentile Lettore,

siamo contenti di ritrovarti qui con noi. Questo secondo prodotto editoriale fa sempre parte del lavoro del collettivo culturale Oi ne’ – esperimenti provinciali. Questa volta proviamo insieme a tracciare un prima linea di narrazione su un tema particolarmente fumoso: la Precarietà.

Praticamente, dalla dimensione orale dell’iniziativa “Se faccio un figlio lo chiamo Precario” del 27 dicembre 2015 al circolo Arci Mumble Rumble di Salerno passiamo alla dimensione scritta condividendo otto testi inediti in forma diaristica che costituiscono la settimana precaria (dal lunedì al lunedì: come pedine del Monopoli, si è costretti a ripassare dal Via!).

Otto testi che cercheranno di raccontare la precarietà di chi non riesce ad immaginarsi un futuro al di là del proprio contratto a termine. Una condizione che si ripercuote sugli affetti, sulla costruzione della propria identità: sempre più insicura e incline a gesti spettacolari e estremi.

Questa seconda sfida nasce in continuità con il primo e-book “Capitale periferia” che si è trasformato in un libro vero e proprio, distribuito mano mano nel corso della serata. Abbiamo aggiunto per ogni testo una colonna sonora suggerita dal collettivo. Puoi ascoltarla, se ti va. All’interno troverai anche nuovi compagni di viaggio sotto la voce “arte intermittente” che hanno realizzato una serie di opere tematiche durante la lettura di Precario diario.

Noi non ci fermiamo qui: l’idea è continuare ad incontrarsi per sperimentare linguaggi e modi di raccontare la precarietà. Lo faremo attraverso momenti di condivisione, di dibattito e di analisi ma anche attraverso progetti narrativi più strutturati che possano includere nuove sensibilità.

Non abbiamo grandi desideri se non quello di incontrare menti che possano affiancarsi al nostro cammino e stimolare il nostro sguardo.
Con gli anni che passano abbiamo compreso una verità essenziale quanto ovvia: è nel valore delle relazioni che costruiamo, negli affetti che manteniamo in vita dentro di noi, nella capacità d’ascolto che sviluppiamo verso ciò che non conosciamo e che ci spaventa la chiave per resistere a ciò che di disumano caratterizza la nostra società.

È per questo che il nostro approccio sarà di continua sperimentazione e ricerca. Non possiamo permettere che il dialogo con il nostro spirito critico venga interrotto da spazi sempre più chiusi ed asfissianti, tempi senza un passato ed un presente, relazioni vuote di fiducia e di domande.

il collettivo Oi ne’

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Gigante Pasolini

pasolini problemi non si risolvono

Ricordare Pier Paolo Pasolini, a quarant’anni dalla sua morte, è per noi di fondamentale importanza: nelle sue multiformi espressioni intellettuali e artistiche ci ha permesso di alimentare quell’atteggiamento ironico, dissacrante e allo stesso tempo appassionato, che accompagna il nostro modo di intendere la cultura, l’informazione e la conoscenza.
Per questo motivo lo omaggiamo con il video dell’attore Pierluigi Gigante che, durante l’iniziativa “Direzione periferia” ha letto e interpretato due poesie di Pasolini: Il canto popolare e  un estratto da Le ceneri di Gramsci.
Buona visione e buona lettura.

pierluigi gigante legge pasolini salerno oi ne

Clicca sull’immagine per guardare il video!

Il canto popolare (1952-1953)
Pier Paolo Pasolini

Improvviso il mille novecento
cinquanta due passa sull’Italia:
solo il popolo ne ha un sentimento
vero: mai tolto al tempo, non l’abbaglia
la modernità, benché sempre il più
moderno sia esso, il popolo, spanto
in borghi, in rioni, con gioventù
sempre nuove – nuove al vecchio canto –
a ripetere ingenuo quello che fu.

Scotta il primo sole dolce dell’anno
sopra i portici delle cittadine
di provincia, sui paesi che sanno
ancora di nevi, sulle appenniniche
greggi: nelle vetrine dei capoluoghi
i nuovi colori delle tele, i nuovi
vestiti come in limpidi roghi
dicono quanto oggi si rinnovi
il mondo, che diverse gioie sfoghi…

Ah, noi che viviamo in una sola
generazione ogni generazione
vissuta qui, in queste terre ora
umiliate, non abbiamo nozione
vera di chi è partecipe alla storia
solo per orale, magica esperienza;
e vive puro, non oltre la memoria
della generazione in cui presenza
della vita è la sua vita perentoria.

Nella vita che è vita perché assunta
nella nostra ragione e costruita
per il nostro passaggio – e ora giunta
a essere altra, oltre il nostro accanito
difenderla – aspetta – cantando supino,
accampato nei nostri quartieri
a lui sconosciuti, e pronto fino
dalle più fresche e inanimate ère –
il popolo: muta in lui l’uomo il destino.

E se ci rivolgiamo a quel passato
ch’è nostro privilegio, altre fiumane
di popolo ecco cantare: recuperato
è il nostro moto fin dalle cristiane
origini, ma resta indietro, immobile,
quel canto. Si ripete uguale.
Nelle sere non più torce ma globi
di luce, e la periferia non pare
altra, non altri i ragazzi nuovi…

Tra gli orti cupi, al pigro solicello
Adalbertos komis kurtis!, i ragazzini
d’Ivrea gridano, e pei valloncelli
di Toscana, con strilli di rondinini:
Hor atorno fratt Helya! La santa
violenza sui rozzi cuori il clero
calca, rozzo, e li asserva a un’infanzia
feroce nel feudo provinciale l’Impero
da Iddio imposto: e il popolo canta.

Un grande concerto di scalpelli
sul Campidoglio, sul nuovo Appennino,
sui Comuni sbiancati dalle Alpi,
suona, giganteggiando il travertino
nel nuovo spazio in cui s’affranca
l’Uomo: e il manovale Dov’andastà
jersera… ripete con l’anima spanta
nel suo gotico mondo. Il mondo schiavitù
resta nel popolo. E il popolo canta.

Apprende il borghese nascente lo Ça ira,
e trepidi nel vento napoleonico,
all’Inno dell’Albero della Libertà,
tremano i nuovi colori delle nazioni.
Ma, cane affamato, difende il bracciante
i suoi padroni, ne canta la ferocia,
Guagliune ‘e mala vita! in branchi
feroci. La libertà non ha voce
per il popolo cane. E il popolo canta.

Ragazzo del popolo che canti,
qui a Rebibbia sulla misera riva
dell’Aniene la nuova canzonetta, vanti
è vero, cantando, l’antica, la festiva
leggerezza dei semplici. Ma quale
dura certezza tu sollevi insieme
d’imminente riscossa, in mezzo a ignari
tuguri e grattacieli, allegro seme
in cuore al triste mondo popolare.

Nella tua incoscienza è la coscienza
che in te la storia vuole, questa storia
il cui Uomo non ha più che la violenza
delle memorie, non la libera memoria…
E ormai, forse, altra scelta non ha
che dare alla sua ansia di giustizia
la forza della tua felicità,
e alla luce di un tempo che inizia
la luce di chi è ciò che non sa.

Le ceneri di Gramsci (1951-1956), estratto dalla V parte
Pier Paolo Pasolini

(…) Manca poco alla cena;
brillano i rari autobus del quartiere,
con grappoli d’operai agli sportelli,
e gruppi di militari vanno, senza fretta,

verso il monte che cela in mezzo a sterri
fradici e mucchi secchi d’immondizia
nell’ombra, rintanate zoccolette

che aspettano irose sopra la sporcizia
afrodisiaca: e, non lontano, tra casette
abusive ai margini del monte, o in mezzo

a palazzi, quasi a mondi, dei ragazzi
leggeri come stracci giocano alla brezza
non più fredda, primaverile; ardenti

di sventatezza giovanile la romanesca
loro sera di maggio scuri adolescenti
fischiano pei marciapiedi, nella festa

vespertina; e scrosciano le
saracinesche
dei garages di schianto, gioiosamente,
se il buio ha resa serena la sera,

e in mezzo ai platani di Piazza Testaccio
il vento che cade in tremiti di bufera,
è ben dolce, benché radendo i capellacci

e i tufi del Macello, vi si imbeva
di sangue marcio, e per ogni dove
agiti rifiuti e odore di miseria.

È un brusio la vita, e questi persi
in essa, la perdono serenamente,
se il cuore ne hanno pieno: a godersi

eccoli, miseri, la sera: e potente
in essi, inermi, per essi, il mito
rinasce… Ma io, con il cuore cosciente

di chi soltanto nella storia ha vita,
potrò mai più con pura passione operare,
se so che la nostra storia è finita?


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capitale periferia – ebook collettivo

capitale periferia - storie e racconti - salerno
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Gentile Lettore,

ciò che ti appresti a leggere è il prodotto editoriale del lavoro partecipato del collettivo culturale Oi ne’ – Esperimenti provinciali. I testi presenti sono il risultato di un laboratorio animato da sensibilità ed intelligenze comuni alle Tue.

L’esperienza salernitana di Oi ne’ nasce nel 2013 per esercitare l’arte dilettantesca del post-laurea (o quella abusiva del parcheggiatore fuori corso, periferico) e obbligare liceali, precari, disoccupati, universitari, professionisti a confrontarsi dialogando. I punti di contatto sono sempre la Scrittura, la Musica, la Riflessione, l’Alcool ma l’elemento connettivo è la Cultura come fonte di stimolo reazionaria. Il 2014 è l’anno dell’esperimento con la scrittura sul Web portando gli scritti elaborati nel porto sicuro del Blog alla luce delle strade, alle orecchie dei coetanei, mischiando vita virtuale a vita reale. Ma il seme dell’analisi come strumento di contropotere era già nel collettivo che, con gli Scritti Precari, ha cercato di sfidare il tema della precarietà esistenziale, lavorativa e sociale. Infatti, nel 2015, Oi ne’ si è dato un tema principe da poter sciorinare in tutte le sue possibilità: la Periferia. Focalizzandosi sempre sul linguaggio, collettivamente, abbiamo cercato di forzare la dicotomia centro/periferia ragionando dai molteplici punti di vista che leggerai in questo libretto digitale.

Tutta la sensibilità raccolta in questi scritti non è altro che la risposta ad un grido che Ti sveglia, ti sollecita. Ti fa tornare coi piedi in terra e guardare al reale. Il tentativo è scavare nelle coscienze per continuare ad alimentare un pensiero Resistente, sfidare il Buio nella città del silenzio, fare spazio costruendo ponti, architetture di raccordo tra le solitudini della nostra contemporaneità.

il collettivo oi ne’

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Direzione Periferia, Oi ne’!

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Sabato 20 dicembre a partire dalle 17 a Salerno presso Via S. Massimo (parallela a Via Trotula de Ruggiero), Complesso Santa Sofia (e dove si trova il posto?) si terrà l’incontro Direzione periferia nell’ambito della rassegna Oi ne’.  – Partecipa all’evento FB

Cos’è oggi la “periferia”? Come espressione, nel linguaggio comune è viziato da giudizi positivi e negativi. Il rapporto stesso tra centro e periferia stabilisce automaticamente nell’immaginario collettivo una relazione di potere asimmetrica: al centro viene accreditato spesso un valore positivo in quanto centralità, importanza, luogo del potere, efficienza, efficacia; mentre alla periferia un valore negativo nel senso di marginalizzato, subalterno, confinato, svantaggiato, illegale. Ma è possibile che questa opposizione sia solamente un ostacolo alle possibilità che si sviluppano nei luoghi del vivere quotidiano e alle esperienze che ora agiscono e provano a costruire l’alternativa, sia nel concreto che nell’immaginario.

Il potere di nominare, costruire significati e di esercitare il controllo sul flusso delle informazioni all’interno delle società contemporanee è oggi uno dei fattori che determinano le principali differenze della struttura sociale. In questo senso il ciclo di incontri Oi ne’ – Esperimenti provinciali risponde all’esigenza di sperimentare il linguaggio raccontando con suoni, immagini e parole i concetti di “periferia”, “centro”, “città” per ricucire, ridisegnare e rammendare i luoghi della socialità e delle relazioni umane.

Diviso in tre parti, l’appuntamento di quest’anno prevede un primo momento di discussione dal titolo Pigliamoci una questione – Incontri sul vivere la periferia dove il dibattito sarà arricchito dagli interventi di Francesco Vitale, docente di Dottrine Estetiche presso l’Università di Salerno, Gennaro Avallone, docente di Sociologia Urbana all’Università di Salerno e Hosea Scelza, architetto presso la Soprintendenza per i Beni Architettonici, Paesaggistici, Storici, Artistici ed Etnoantropologici per le province di Firenze, Pistoia e Prato.
Il secondo momento dal titolo Storie di periferia prevede due reading letterari Dieci personaggi in cerca di una pensilina in collaborazione con il collettivo Il Disagio e Mi innamoro del trattore con Felice Rubino e la campagna irpina, infine Pierluigi Gigante interpreterà Pierpaolo Pasolini. La parte letteraria vedrà l’accompagnamento musicale a cura di Ivan Donatiello (alla chitarra), Giovanni Montesano (al contrabbasso) e Antonio Caggiano (alla tastiera).
L’ultima parte, dal titolo Voc’ e’ sott’ prevede una selezione di vinili e l’esibizione musicale della Circa Cento’s Band in unplugged con Ivan Donatiello, Antonio Caggiano e Piersabato Gambino.

Contestualmente al programma, l’evento è accompagnato da mostre fotografiche, estemporanee artistiche e video proiezioni sul tema. La giornata è promossa dal Mumble Rumble, dal Laboratorio teatrale Teatro degli Attori, dall’Osservatorio Culture Giovanili (OCPG) con il progetto Chiamata alle Arti e dal media partner Asinu Press.

Recapiti: Oi ne’ – esperimenti provinciali – Email. oinesalerno@gmail.com – Ref. Emanuele cell. 3202856185 – Marco cell. 3896797738 – Giuseppe cell. 3298779477

locandina evento


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Blog a km_0

C’è una sola cosa che si scrive solo per se stesso, ed è la lista della spesa. Serve a ricordarti che cosa devi comperare, e quando hai comperato puoi distruggerla perché non serve a nessun altro. Ogni altra cosa che scrivi, la scrivi per dire qualcosa a qualcuno.

Umberto Eco

il disagio: un’iniziativa di cinque ragazzi di Salerno che hanno utilizzato il termine “disagio” per sottolinearne proprio l’abuso nelle strade della città. Quando scrivono usano pseudonimi, sono diversi, e probabilmente un giorno litigheranno a causa della stessa ragazza. Si sono messi in gioco perché a loro, ragazzi di provincia, piace fare esperimenti.

Le stagioni asfaltate: se cambiano i punti di vista cambia tutto: le strade, gli orizzonti, le stagioni, gli umori, i colori.  Da asfaltare c’è solo la poesia fino al mare dove sbatti nelle parole dolci come scogli.  Fluttuante fra grammatiche involontarie e barbe femminili da curare, fra gabbiani e molluschi posta post. Da sbirciare senza farsi notare.

Le colline periferiche: un ponte in costruzione dal 2009, dove l’unico che partecipa ai lavori di manutenzione e di costruzione è –da lui stesso definito- un anonimo frammentista. Schizofrenico, ma dall’aspetto non si direbbe. Spunti di vita quotidiana, e suggerimenti soprattutto notturni. Un blog fuori dal mondo, fuori dal tempo, che viene alimentato solo a sole spento. Bianco e nero.

Novelle autunnali: uno zibaldone a cui piacciono le metafore e i giochi di parole. Uno scrigno personale, ritrovato dopo 18 anni di tempeste e di mari calmi: come una domenica mattina. Destinato a chi ha voglia di guardare il mondo sotto una giornata di pioggia, osservandolo con la coda dell’occhio. Orologio liquido.

Un titolo serio:  l’autore direbbe che è il miglior titolo che questo blog poteva avere. Storie macchiettistiche e drammatiche in una saggia leggerezza. Un buon posto dove urlare in silenzio a tutti o a nessuno. Questo potrebbe essere ma l’autore direbbe  che non è nulla di organico e tornerebbe distratto a fare gli aereoplanini. La prima questione è sempre divertire. E comunque il post “il vero amore” parla di sesso, ed è l’unica cosa che l’autore direbbe a proposito. Una quercia di blog.

Conti a perdere: è un tracciato di storie, emozioni, sensazioni. Sono occhi instancabili di voyeur pronti a spogliare il mondo del superfluo. Sono ventidue anni di domande, è una continua ricerca di risposte. Da perdersi.

Viaggio al centro della spiritualità dell’uomo: è un libro, è musica, è un saggio, un tema, un delirio, qualche appunto. Un western interiore in cui il sé affronta a duello l’artista e lo scienziato; il perenne duello tra razionalità e creatività si ripete in un linguaggio multicolore, umorale. Cazzotti pacifici.

Rue de toi: ogni post è paese. Le immagini e le parole combaciano nel viaggio che prova a rimpicciolire il mondo in un blog. Un google maps di storie per una globalizzazione dai volti e i colori umani. Un viaggio virtuale con la sigaretta sempre accesa. L’iride è un oceano di storie.

L’infelice: qualcosa tenuto segregato dentro per troppo tempo, che ha spinto talmente tanto, da riuscire a rompere quello scudo di discrezione e intimità tra l’autore e la propria vita. Un blog costituito di pillole adolescenziali e introspezioni di un post-ragazzo.

1900: una penna fredda che stenta a riscaldarsi, e che poi si scioglie in un vortice di parole. I post cadono dalle onde in un blog che prende forma quando le mani si liberano dai denti. Sirena bianca.


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Oi ne’: ricomincio da tre

  “Oi ne’ è un grido. Ti sveglia, ti sollecita. Ti fa tornare coi piedi in terra e guardare al reale.”

logo capitale periferia salerno

“Oi ne’ – esperimenti provinciali” nasce dal ciclo di incontri “Cronache dal Sud”, esperienza campana iniziata nel novembre del 2013 e dedicata ad una serie di iniziative politiche, letterarie e musicali sulla questione meridionale. Il ciclo di incontri “Oi ne’ – Esperimenti provinciali” risponde a quel grido che sveglia e stimola la sperimentazione, il dialogo ed il racconto. E’ il richiamo che mette in circolo le intelligenze e le sensibilità a km zero. Attraverso la scrittura, le discussioni e le note di qualche canzone speriamo di fare spazio comune, di costruire una finestra dalla periferia per rilanciare le possibilità di un altro mondo o, semplicemente, un altro modo, un altro sguardo. E’ per queste speranze e prospettive che abbiamo immaginato questi percorsi di pensiero e di riflessione. È per questo che vogliamo raccoglierli e condividerli.

Gaetano: Cioè, chello che è stato è stato, basta! Ricomincio da tre!
Lello: Da zero!
Gaetano: Eh?
Lello: Da zero! Ricominci da zero!
Gaetano: Nossignore, ricomincio da… cioè, tre cose me so’ riuscite ind’a vita, pecchè aggià perdere pure cheste?! Aggià ricominciare da zero?! Da tre!… Me ne vaco, nun ci’a faccio cchiù…

Tre cose: mettere in circolo le intelligenze e le sensibilità prossime al km_0; non dimenticare mai di essere dei provinciali; non dimenticare mai la cosa più bella: fare esperimenti è  roba da provinciali.


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La brutta copia di una bella serata: Esperimenti meridionali nella città del silenzio con gli Sparvieri

Clicca e Guarda le foto della serata, potresti esserci anche tu!

Clicca e Guarda le foto della serata, potresti esserci anche tu!

La brutta copia di una bella serata: Salerno, 19 dicembre 2013 @arci mumble rumble

Ecco la cronaca della prima rassegna musicale “Voci ‘e sott” di “Oi ne — Cronache dal Sud”  nella città di Salerno. Quanto segue è l’impianto della serata, la sceneggiatura pensata e concordata dagli organizzatori e dalla band. Qualcosa è stato rispettato dal programma poi d’un tratto, in corso d’opera, si è preferito scivolare con piacere lungo la discesa dell’imprevisto, provando a tutti i costi a sperimentare, a osare e dosare i colpi e gli effetti che l’arte di strada e lo studio musicale degli Sparvieri poteva offrire. Gli esperimenti sono così, al bivio scelgono la strada meno battuta. Con Antonino Masilotti ai reading teatrali e gli Sparvieri alla musica è stato possibile discutere della condizione in cui versa l’artista nel territorio salernitano e le difficoltà quotidiane che questo trova quando prova ad emergere ed affermarsi a km 0.

salerno esperimenti oi ne mumble rumble

Dopo i saluti e l’invito alla degustazione autoprodotta, la Compagnia musicale Daltrocanto ha introdotto musicalmente gli spettatori sul tema delle migrazioni e delle tradizioni, della cultura come crocevia di sperimentazioni e viaggi. In sala è stato proiettato il bellissimo video-documentario Lu trenu de lu Suli.
Il video prende spunto dall’omonima ballata di Ignazio Buttitta del 1963, dedicata alla tragedia di Marcinelle – che nel 1956 vide morire nello scoppio di una miniera di carbone ben 136 minatori italiani – per accomunare idealmente la condizione di vita degli immigrati che ogni giorno arrivano nel nostro paese a quella dei tanti nostri connazionali costretti anch’essi, nel secolo scorso alle medesime drammatiche scelte.

sparvieri panzer folk artisti oi ne salerno mumble rumble

Mentre sale sul palco la band “Sparvieri Panzer Folk“, il presentatore li introduce leggendo questo testo: musica e periferia, arte e strada.

La musica del viaggio, la musica della terra. Le storie figlie del mondo delle periferie e degli imperi caduti, degli ultimi e dei penultimi, dei sogni infranti e delle nostalgie molto spesso da parodiare. Dall’amarezza al disincanto dei luoghi abbandonati dalla corsa alla globalizzazione alla grande opera del suono della terra, dell’acqua e dell’aria che riemergono.

I luoghi, le transizioni materiali e immateriali, gli oggetti, gli elementi naturali in essi troviamo suoni perduti, dimenticati, sconosciuti. Il suono è una coordinata che ti conduce alla profondità d’animo, individuale e collettivo, i suoni sono il collegamento fra l’uomo e il mondo. Dunque l’orecchio come ponte fra l’uomo e la natura col fine di rompere le distanze e costruire nuovi collegamenti. Che siano le grotte di Morigerati o l’eco di Woodstock nel picentino, che sia Giordano Bruno a Campo dei fiori con le ragazzette americane nelle notti ubriache fino ad Antonella che voleva cantare.

Gli Sparvieri come artigiani della musica, artisti chinati a raccogliere le voci di sotto, le storie dimenticate, perdute; storie di treni e di stazioni abbandonate nei vicoli della provincia e nelle terre delle campagne. Il suono sparviero parte dal folk e dal popolare e abbraccia il classico e insegue i ritmi samba e afro.  Una miscela di combinazioni che porta all’elaborazione di un suono ricercato, frutto dello studio e dello sperimentalismo che realizza un sound denso di continuità e rotture nel rapporto con la tradizione.

Ma non solo musica. I componenti del gruppo ci racconteranno la vita dell’artista fuori dal palco, cosa vuol dire inventarsi ogni giorno, produrre senza finanziamenti e fare della creatività il proprio mezzo di sopravvivenza. Qui al sud, qui in Italia. Ci racconteranno del potere della musica nel sociale e delle possibilità dell’artista di avere uno sguardo cinico, degno di offrire una lettura fuori dagli schemi della società in cui viviamo.

Una definizione di “Sparviero”

Uccello rapace della famiglia accipitridi (Accipiter nisus), a distribuzione eurasiatica, escluse leSparviero_popup
aree tropicali sud-orientali, e presente anche nel Nord Africa; in Italia la specie si trova sia con popolazioni sedentarie nidificanti, sia con contingenti migratorî e svernanti. Nel maschio adulto la parte superiore del piumaggio è di colore grigio ardesia, con guance e parti inferiori rossicce; nella femmina le parti superiori sono più scure e le inferiori biancastre; di abitudini tipicamente forestali, questi uccelli si alimentano principalmente di uccelli passeriformi di piccole dimensioni.

 

PONTE COPERTINA ALBUM

Copertina dell'EP "Sparvieri - Panzer folk"

Copertina dell’EP “Sparvieri – Panzer folk”

La copertina dell’album Sparvieri Panzer Folk  è un ponte, di quelli che non se ne vedono più. Lo scrittore Erri de Luca a proposito del ponte dice che

“L’unica opera edilizia cordiale è il ponte che invece di dividere vuole unire, nel collegare scavalca le rivalità; parola che proviene, appunto, dallo stare in due rive opposte.”

Un ponte, simbolo di unione, di confronto e di scambi cosi dovrebbe essere…Ponti come questo non ne fanno più, ci costringono a girare intorno, sulla stessa piccola isola dove più o meno comodamente prendiamo il sole mentre altrove imperversa l’ignoto.

La band è pronta per eseguire la scaletta.

Sparviero

Tema: Esecuzione di una parte del brano
Note sull’EP “Sparvieri Panzer Folk”
Confronto tra passato e presente (la dissolvenza del virtuale)

Declamazione di un testo: sull’individualizzazione: Prigione di libertà

Guarda il video e ascolta la canzone

PASSATO PRESENTE E FUTURO

È il forte ma strozzato richiamo di un passato
relegato a se stesso che cerca il suo legame col
presente permeato da un inestricabile
Patina opaca di insensibilità che occlude le sue
arterie decretando lo stato comatoso delle
prospettive future.

Fuori dal Vetro

Tema: Introduzione Daniele Apicella sull’autofinanziamento/Locali Salerno/Produzione Cd
Declamazione parti chiave del testo

Condizione dell’Artista – Incomunicabilità (Fabio Natella)
Esecuzione del testo: Memoria Storica e concretezza dei rapporti umani

– Ruga Antica

Ascolta il pezzo e guarda il video

Tema: Introduzione Fabio Natella su La musica al servizio del sociale
Riflessione sulla committenza
Collegamento Skype con Libera Colleferro + domande

Proiezione video su Vassallo + Declamazione Parti chiave del testo ed esecuzione del brano a cura di Antonino Masilotti

Brano dedicato all’ex-sindaco di Pollica Angelo
Vassallo.

Antonino Masilotti declama parti del testo di "Ruga Antica"

Antonino Masilotti declama parti del testo di “Ruga Antica”

PONTE RUGA ANTICA – CAMPO DEI FIORI: READING 

Sovente i committenti perpetrano azioni opposte alle idee che promulgano. Mi chiedo se quest’incoerenza sia data dal fatto che l’artista venga inteso dalla società del suo tempo, si come uno spaccato, uno specchio della realtà e nel migliore
dei casi una persona di leva culturale, morale e civica degna di riconoscenza ma che in molti casi resta una mera entità al di fuori degli schemi e che nulla può concretamente contro l’incedere macchinoso delle istituzioni pronte a sentenziare, a decretare, a punire ed addirittura ad ostacolare.

Campo dei Fiori

Una spensierata e danzante analisi dei
paradossi presenti nella nostra società.

Tema: R.Giugliano sull’impegno dell’Artista in contrapposizione al sistema politico

Video sull’arte di strada e commento di Fabio Natella + Performance Teatrale

Cortometraggio “L’Oro di Strada” di Pierpaolo Perna

Proiezione video +  esecuzione brano

Ascolta il pezzo e guarda il video

– Arare in Silenzio

Un esortazione a vivere le proprie passioni e
tutti i rischi a loro annesse a prendere coscienza
dell’umana fragilità che tien vivo l’ardore.

fabio natella sparvieri

Tema: sviluppo teatrale su testo del brano
Fabio Natella su La fabbrica della Musica
Intervento di Stefano Petrosino su Nascita di un brano/arrangiamento

Esecuzione Brano – Ascolta e guarda il video

SALUTI FINALI E ALLA PROSSIMA RASSEGNA FIRMATA OI NE’

Credits

Batteria: Daniele Apicella
Piano/Synth: Roberto Giugliano
Voce: Fabio Natella
Chitarra: Stefano Petrosino

Pezzi teatrali: Antonino Masilotti

Il sito degli Sparvieri.

 


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Salerno: esperimenti meridionali nella città del silenzio

Clicca e guarda le foto della serata, potresti esserci anche tu!

Clicca e guarda le foto della serata, potresti esserci anche tu!

Inizialmente il nostro progetto di “esperimenti provinciali” era embrionale nel ciclo di incontri Oi ne’ – Cronache dal Sud, esperienza campana iniziata nel novembre del 2013 e dedicata ad una serie di iniziative politiche, letterarie e musicali sulla questione meridionale.

“Il ciclo di incontri “Oi ne’ – Cronache dal Sud” nasce dalla voglia di leggere e discutere il Sud e il sud del mondo da un’altra prospettiva, quella di un Mediterraneo luogo di incontro tra culture, quello di un Mezzogiorno riscattato dal labirinto della sua realtà, quella di un continente lontano che sperimenta il suo futuro”.

A Salerno, il 9 ed il 19 novembre 2013 abbiamo trascorso le prime due giornate dell’evento Oi ne’ – Cronache dal Sud dal titolo “Salerno: esperimenti meridionali nella città del silenzio“.

La prima giornata di venerdì 6 ha visto “Scrittori KM 0” leggere le proprie produzioni, condividendole nella cornice della Cantinella, in Vicolo Giudaica, Centro Storico di Salerno.
Con noi anche Fabiano Farina, scrittore di Gioventù Sonica e Fabiana Amato, giornalista de il Nadìr.net.
Tutto accompagnato dalle musiche live di Giovanni Montesanto.

Mentre giovedì 19 dicembre, ci siamo incontrati al circolo Arci Mumble Rumble a Pastena con Voci ‘e sott “Le periferie della musica”: durante la serata di sono intervallati “La musica nel sociale”,proiezione collegamento con Amalia Perfetti di LIBERA Colleferro; “Artisti di strada”: video tratto dal programma “Città Amara”; Performance teatrale a cura di Antonio Masilotti; la proiezione de “L’oro di strada”: cortometraggio di Pierpaolo Perna; “Lu trenu de lu suli”: video e performance di Antonio Giordano della Compagnia Daltrocanto e, infine il concerto live degli Sparvieri. Per approfondire, date una lettura alla cronaca della serata.