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capitale periferia


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frammenti di un discorso da dilettanti

Non sono mai degli eventi in un centro storico qualsiasi a scandire e a determinare il nostro connetterci e la nostra solitudine.

Non lo sono nemmeno i successi o i patrocini o gli spazi concessi a determinare la nostra personalità ingorda di ambizioni e tremebonda per l’invidia e il provincialismo.

Lo sono, invece, quei frammenti che, sommessamente, ci scambiamo nelle letture, lungo i percorsi, nei pensieri tra una depressione ed uno slancio post-esame; frammenti di un mosaico senza fine, di un dialogo che non finisce mai, tra amici, coetanei e compagni, dilettanti per scelta.

 

In filologia, un frammento è una frase o porzione di testo largamente corrotto o lacunoso sulla quale si cerca di ricostruire l’opera originaria oppure il pensiero dell’autore. Il frammento, assieme ovviamente all’opera eventualmente pervenuta completa, è una fonte primaria.
– tratto da Wikipedia


Gli aforismi, rappresentando una conoscenza frammentaria, invitano gli uomini a indagare ulteriormente, mentre i sistemi, recando la parvenza di un totale, rassicurano gli uomini come se essi fossero al culmine della conoscenza. – Francis Bacon, Sull’utilità e il progresso del sapere, 1605


Se dovessi rinunciare al mio dilettantismo, è nell’urlo che mi specializzerei.

– Emile Cioran


Questo ci tocca oggi, soprattutto: la voce anonima dell’epoca, più forte delle nostre inflessioni individuali ancora incerte. L’essere usciti da un’esperienza – guerra, guerra civile – che non aveva risparmiato nessuno, stabiliva un’immediatezza di comunicazione tra lo scrittore e il suo pubblico: si era faccia a faccia, alla pari, carichi di storie da raccontare, ognuno aveva avuto la sua, ognuno aveva vissuto vite irregolari drammatiche avventurose, ci si strappava la parola di bocca. La rinata libertà di parlare fu per la gente al principio smania di raccontare: nei treni che riprendevano a funzionare, gremiti di persone e pacchi di farina e bidoni d’olio, ogni passeggero raccontava agli sconosciuti le vicissitudini che gli erano occorse, e così ogni avventore ai tavoli delle «mense del popolo», ogni donna nelle code ai negozi; il grigiore delle vite quotidiane sembrava cosa d’altre epoche; ci muovevamo in un multicolore universo di storie. Italo Calvino, Introduzione all’ed. 1964 de Il sentiero dei nidi di ragno (1° ed. 1947)


“[l’informazione] ogni mattino ci informa delle novità di tutto il pianeta. E con tutto ciò difettiamo di storie singolari e significative. Ciò accade perché non ci raggiunge più alcun evento che non sia già infarcito di spiegazioni”.
– The Storyteller, W. Benjamin, 1936


È del tutto normale che ci si fraintenda. È il mezzo. Ed è la sua caratteristica di produrre ondate di neofiti immediatamente alfabetizzati. Uno è arrivato da sei mesi o da due anni e pensa di conoscere tutti, sapere tutto, poter prendere a calci nel culo chiunque. Ho una buona notizia per voi: guarirete. Ci siamo passati tutti. Diventerete umili e capirete che si sbaglia per il 98 per cento del proprio tempo. Però sbrigatevi.
– Vittorio Zambardino


Se il carattere di una persona è una complessità di immagini, allora per conoscerti devo immaginarti, assorbire le tue immagini. Per mantenermi in contatto con te, devo mantenere un interesse immaginativo non per il processo del nostro rapporto o per i miei sentimenti nei tuoi confronti, ma per le immagini che ho di te. Il contatto attraverso l’immaginazione produce un’intimità straordinaria. Quando l’immaginazione si concentra intensamente sul carattere dell’altro…l’amore segue presto. Può ben darsi che i rapporti umani traggano beneficio della ripetuta esortazione ad amarsi l’un l’altro, ma perché un rapporto continui a vivere, l’amore da solo non basta. Senza l’immaginazione, l’amore ammuffisce in sentimentalismo, dovere, noia. I rapporti falliscono non perché abbiamo smesso di amare, ma perché, prima ancora, abbiamo smesso di immaginare.
James Hillman, La forza del carattere, p.255


I migliori professionisti, artisti e calciatori sono stati prima di tutto dei dilettanti. Prima di calciare un pallone molti campioni hanno calciato qualunque altra cosa con il diletto puro in cui da sempre sono contenute le ambizioni. Il Sud del mondo è la terra naturale in cui le aspirazioni partono dal basso, da quanto appare come l’inevitabile fondo. Il mondiale è prossimo alla fine e di fronte ai poteri forti questa volta rappresentati dalla Fifa; ai costi impossibili dei biglietti; alle difficoltà dei cittadini brasiliani potremmo dimenticarci della natura tanto magica quanto popolare del calcio. Per ricordarcelo ecco che tornano le parole dello scrittore argentino Jorge Luis Borges: “Ogni volta che un bambino prende a calci qualcosa per la strada, lì ricomincia la storia del calcio.”


 

Come insegnante quali sono stati i suoi primi gesti per essere “passeur”? La lettura è in grado di rendere luminosa la nostra solitudine, e per conciliarsi con essa è molto importante la noia: quando insegnavo, prescrivevo ai miei alunni venti minuti di solitudine e di noia al giorno. Dicevo loro di tornarsene a casa, di non parlare con nessuno lungo la strada e di non fermarsi al bar con gli amici. “Entrate in camera”, dicevo “sedetevi sulla sponda sinistra del letto e prendete un orologio. Resistete così per 20 minuti, senza parlare, senza telefonare, senza studiare, senza fare niente. Domani me lo racconterete”. – da “Insegnare è… passione per l’ignoranza. Colloquio con Daniel Pennac” – Intervista completa: http://goo.gl/e8ljKF *Passeur: Chi ama la lettura deve agire da passeur, mediatore culturale, deve stimolare negli altri la necessità della lettura. Per leggere bene bisogna scegliere bene le persone di cui ci si innamora, dice scherzando Pennac, perché quando amiamo qualcuno gli consigliamo i libri che abbiamo amato di più.

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