Oi ne'!

capitale periferia


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Blog a km_0: parte 3 – Le colline, le stagioni e il retrobottega del viaggio

Blog a km_0 è una rassegna di autori legati alla scrittura web: attraverso i post, il blogger prende corpo e interagisce condividendo la sua opera con il pubblico. Qui i testi letti dai blog “Le colline periferiche”, “Le stagioni asfaltate”, “Arrière boutique” e “Viaggio al centro della spiritualità dell’uomo” in occasione della serata “Salerno, conquistiamola ‘sta primavera”.

Perché la festa non deve finire e non finirà

Esclusi nel guscio collinare delle terre rese fertili dalla lava ci si assopiva di entusiasmo. La festa che non deve finire e non finirà. Ancora un bicchiere, brindiamo alla salute dei menestrelli, dei retorici buffoni di periferia all’altare delle chiese mafiose, al potere delle regge dei latitanti, al gregge che non passa mai come questo treno, come le tue parole.

prosegui la lettura su “Le colline periferiche”

Le colline periferiche: un ponte in costruzione dal 2009, dove l’unico che partecipa ai lavori di manutenzione e di costruzione è –da lui stesso definito- un anonimo frammentista. Schizofrenico, ma dall’aspetto non si direbbe. Spunti di vita quotidiana, e suggerimenti soprattutto notturni. Un blog fuori dal mondo, fuori dal tempo, che viene alimentato solo a sole spento. Bianco e nero.

Posto un post

Ecco:
posto un post.
Ecco:
è già il post.
Apostoli
Baldracche
Sciagurati
: un posto, il posto dammi un po’ un po po un polo senza un po po’ sto un po’ un posto e avrai comunità regolamentate da norme comunitarie e non più sociali.
C’è differenza:
un po’.
Apocalissi
Apolidi
Apocrifi 
A po’ just a po un peau 
Il Po
un po’ di posta. 
Era un po’ che non vedevo il po po postino. Signor po-po-po-Post! no! Signor Postino! Dov’è (popopopo)stato?

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Le stagioni asfaltate: se cambiano i punti di vista cambia tutto: le strade, gli orizzonti, le stagioni, gli umori, i colori.  Da asfaltare c’è solo la poesia fino al mare dove sbatti nelle parole dolci come scogli.  Fluttuante fra grammatiche involontarie e barbe femminili da curare, fra gabbiani e molluschi posta post. Da sbirciare senza farsi notare.

Holi, Hare Krsna

Una processione di piedi scalzi e scuri si muoveva. Dal santuario illuminato di tramonto, giù per le scale avvinghiate alla parete rocciosa. Un sinuoso serpente arancione. Passi lenti e silenziosi, labbra serrate, occhi bassi. I tramonti indiani sono più lunghi di quelli occidentali. Nessun rumore, nessun tipo di indifferenza. Nessun tubo di scarico a dissolvere l’immagine del sole. Nella parte più bassa della città si raccoglievano gruppi di gente, che dal piazzale del santuario parevano formare macchie di colore intorno al tempio.

prosegui la lettura su Arrière boutique”

Benvenuti nel centro della spiritualità dell’uomo

Sono queste le parole che ogni intraprendente avventuriero sogna di udire, al termine di interminabili peripezie che lo hanno condotto nel luogo dove riceverà in dono i tesori rincorsi per tutta la sua vita. Si guarderà intorno, non crederà ai suoi occhi, scruterà ogni particolare nella speranza, ormai quasi totalmente perduta, che sia questa la volta buona. Pochi attimi di interminabile attesa. Poi il suono di una voce senza direzione, pacata, atona ma rassicurante, darà inizio ad un evento fuori da ogni immaginazione, agognato fin dall’alba dei secoli e mai accaduto.

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Viaggio al centro della spiritualità dell’uomo: è un libro, è musica, è un saggio, un tema, un delirio, qualche appunto. Un western interiore in cui il sé affronta a duello l’artista e lo scienziato; il perenne duello tra razionalità e creatività si ripete in un linguaggio multicolore, umorale. Cazzotti pacifici.

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Blog a km_0: parte 2 – Conti a perdere – Rue de toi – 1900

Blog a km_0 è una rassegna di autori legati alla scrittura web: attraverso i post, il blogger prende corpo e interagisce condividendo la sua opera con il pubblico. Qui i testi letti dai blog Conti a Perdere, Rue de Toi e 1900 in occasione della serata “Salerno, conquistiamola ‘sta primavera”.

Sveltina: considerazioni in merito

Quando viaggi si dilata il tempo. Tempo per pensare, per riflettere, tornare indietro. È passato un minuto e per me sono ore, mezz’ore. Non so. Tutto quello che ho vissuto torna indietro e si ingigantisce finché il cuore rinvigorisce in una scena. Gli abbracci e i baci ricevuti e che avrei dato! Tutte le parole che non ho detto. Mi eccitano pensieri discordanti di mani che cercano e non trovano, dita sporche di un rossetto fuoco come l’ardore del tuo animo. Chiudo gli occhi, lascio andare il ricordo.

prosegui la lettura dal blog “Conti a perdere”

Conti a perdere: è un tracciato di storie, emozioni, sensazioni. Sono occhi instancabili di voyeur pronti a spogliare il mondo del superfluo. Sono ventidue anni di domande, è una continua ricerca di risposte. Da perdersi.

Foto tratta dal blog “Rue de Toi” di Giovanna Pentella

Asettica

Il fumo rimbombava nella sua camera da letto, come nei suoi occhi che avevano preso colore. Spense la sigaretta nel portacandele bruciandosi un dito nel cercare di rendere polvere tutte le ceneri delle innumerevoli sigarette straziate quella sera.
La stanza era rumorosamente vuota, bianco e legno, come aveva sempre voluto. Asettico, per evitare che i colori compromettessero le sue storie tanto da farle sembrare tutte uguali.

prosegui la lettura dal blog “Rue de toi”

Rue de toi: ogni post è paese. Le immagini e le parole combaciano nel viaggio che prova a rimpicciolire il mondo in un blog. Un google maps di storie per una globalizzazione dai volti e i colori umani. Un viaggio virtuale con la sigaretta sempre accesa. L’iride è un oceano di storie.

L’ultimo fiore

Ripeti una parola, la ripeti per molte volte e poi non ha più senso. E’ successo a tutti da bambini e la mia prima volta è stata davanti ad un semaforo e lì la parola gonna per qualche minuto non ebbe più senso. La ripetei tantissime volte senza farlo apposta ed è questo che cambia tutto il non farlo apposta, perché se ti ci metti d’impegno non ci riesci. Qualcuno disse che così capita anche con la vita, la ripeti milioni di volte, milioni di volte giri la chiave della tua serratura e giù alle scale non ricordi se l’hai fatto davvero oppure è solo il ricordo dell’abitudine e allora risali le scale per vedere se le chiavi le hai girate ieri, l’altro ieri oppure se l hai fatto anche oggi. Il punto è che le parole hanno lo stesso sapore della vita ed è forse per questo che ce ne hanno data solo una se no alla seconda non avrebbe più senso andare a vedere se hai davvero chiuso la porta a chiave.

prosegui la lettura dal blog 1900

1900: una penna fredda che stenta a riscaldarsi, e che poi si scioglie in un vortice di parole. I post cadono dalle onde in un blog che prende forma quando le mani si liberano dai denti. Sirena bianca.


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Blog a km_0: parte 1 – Il disagio

Blog a km_0 è una rassegna di autori legati alla scrittura web: attraverso i post, il blogger prende corpo e interagisce condividendo la sua opera con il pubblico. Qui i testi letti dal blog collettivo “Il disagio” in occasione della serata “Salerno, conquistiamola ‘sta primavera”.

il disagio: un’iniziativa di cinque ragazzi di Salerno che hanno utilizzato il termine “disagio” per sottolinearne proprio l’abuso nelle strade della città. Quando scrivono usano pseudonimi, sono diversi, e probabilmente un giorno litigheranno a causa della stessa ragazza. Si sono messi in gioco perché a loro, ragazzi di provincia, piace fare esperimenti.

Nessun vinto, nessun vincitore

Nessun vinto, nessun vincitore.
Qui a Salerno l’umanità si consuma in vario modo
ed in una città gretta ogni essere umano lascia un ombra sull’asfalto.
Qui c’è chi beve per dimenticare
o perché assetato e voglioso di lasciarsi stordire,
c’è chi fuma con gli amici
o da solo come chi soffre come un cane,
c’è chi vive da signore o da barbone,
c’è chi vola dal balcone (…)

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L’autore dei versi è Mattia De Angelis, o meglio da Codadilupo, per chi lo conosce già grazie a “il disagio”. Per chi invece non lo conoscesse, è il diciottenne più semplice del mondo, che quando poggia la penna sul foglio si perde nel tramonto della poesia. E’ difficile che ceda con facilità alla prosa. Abita a Salerno, nel quartiere di Pastena, ed è rappresentante del Liceo Alfano I.

I morti ci han creduto

Quella mattina, il grosso e saggio professore di filosofia che teneva compagnia all’alba del mio giorno di lotta me lo aveva detto: “Provo una sincera pena per voi, ma una pena gioiosa: perché è un percorso d’entusiasmo e delusione che anche noi abbiamo fatto.” Con il megafono già che si rigirava tra le mani, gli occhi ancora pieni di sonno, lo stomaco perennemente in subbuglio, ascoltavo quel decantare dei grandi tempi del ’68, della caduta degli ideali, della nostalgia delle vere piazze e degli ambigui consigli sull’ascoltare, il fidarsi, di chi ci è intorno e cerca di starci sopra.

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Marco (Kage) Calabrese, anche lui rappresentante di un liceo salernitano, stavolta si tratta del Liceo Scientifico F.Severi. Kage è un ragazzo pieno di ideali, sogni e capelli. E’ la scossa politicizzante del collettivo giovanile de’ “il disagio”. E’ quello che mantiene il megafono, con il cappellino dai colori jamaicani, e guida i nostri cortei sul web.

Foto di Carmen De Martino (Ottobre 2013)

 

Essere giovani dieci anni dopo

Com’è possibile odiare i propri coetanei? Non condividerne lo stile di vita, l’arrivismo? E poi giocare con le età, mischiarle in un posto chiuso e metterci musica. È inevitabile che qualcuno limoni al buio e poi nel cesso provi a scroccare un pompino alla prima che ci sta. Ho nostalgia dei ragazzi sotto i portici di casa di mia nonna. Avrò avuto dieci anni quando una sera vidi scendere mio nonno a cazziare i tipi che facevano casino. Pensare che ora sono come loro, solo che non ho un portico in cui stare e non ci sono anziani scassa cazzo nei posti che frequento. Inoltre si fuma di più, le droghe poi sono più accessibili come la roba da bere.

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Valerio Prisco (Ubik), ventunenne. Possiamo definirlo il proprietario della stanza nella quale è nata l’iniziativa de’ “il disagio”.
Ha rubato questo testo dal suo blog privato “L’infelice”: qualcosa tenuto segregato dentro per troppo tempo, che ha spinto talmente tanto, da riuscire a rompere quello scudo di discrezione e intimità tra l’autore e la propria vita. Un blog costituito di pillole adolescenziali e introspezioni di un post-ragazzo.

Ma allora si fa sul serio?

Stacco il contatore di tutto il paese, mi siedo e la sedia da regista fa rumore. Scricchiola. Va in contrasto col pavimento come quando le nuvole picchiano il sole, e lui picchia su di noi.
Le soddisfazioni sono piaceri precari -come gli altri del resto- che ci lucidano le scarpe, ci lavano i denti, con tanto di risciacquo con il collutorio, ci stirano la nostra camicia preferita, e ci mantengono alte (quasi perpendicolari) le due estremità delle nostre labbra. Sono un cretino, volevo dire che ci fanno sorridere, ma non sono stato abbastanza bravo nel disegnarlo con le parole.

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Pierfrancesco Mari (17 anni), qualcuno a cui piace etichettarsi paranoico in un viaggio strano. Ha trovato anche lui il testo letto per “Oi né” nel suo blog personale, “Novelle autunnali”: uno zibaldone a cui piacciono le metafore e i giochi di parole. Uno scrigno personale, ritrovato dopo 18 anni di tempeste e di mari calmi: come una domenica mattina. Destinato a chi ha voglia di guardare il mondo sotto una giornata di pioggia, osservandolo con la coda dell’occhio. Orologio liquido.
Ah, ne’ “il disagio” si fa chiamare Pierframes.

grafiche anonime @audry trivisone

  “Oi ne’ è un grido. Ti sveglia, ti sollecita. Ti fa tornare coi piedi in terra e guardare al reale.”