Oi ne'!

capitale periferia

6. Keep on movin’

Lascia un commento

Di seguito i 10 testi inediti prodotti in occasione della serata “Se faccio un figlio lo chiamo Precario… scusate il ritardo!” del 28 dicembre 2018 al circolo Arci Marea.

Clicca sulla foto per l’album completo

Keep on movin’
di Salvatore Tancovi

Guardo il computer e dico: “Io scrivo per lavoro, il mio lavoro è scrivere, è una bella cosa, non c’è niente di più onesto che essere artigiano della scrittura, di avere di che mangiare grazie ad essa, di vivere bene e avere un lavoro che gratifichi questa professionalità”.

“Di vivere bene”.

Più ci penso e più mi fa male lo stomaco. Sento una porta chiudersi e poi una tavoletta del cesso che si abbassa. Quando entra il mio collega Paolo si ferma davanti alla postazione e poggia le mani sulla scrivania, fissa la sua testa pelata e dice: “Aò, ma vvoi ssiete vicini arsuicido comunque, eh!” Di fronte a me c’è Romano che ostenta una calma finta come la sua eterosessualità, condivide il mio stesso destino essendosi anch’esso “quasi” laureato (ma in biologia) e dissimulando, quindi, una pace interiore che è quasi infelicità. “Te, Romà, c’hai pensieri oscuri e sei alafrutta. Te invece – guardando me – a te nun te ne frega propo un cazzo”.

Paolo è una persona simpatica in termini assoluti, ma anche dotato di un umorismo assassino che alla prima zaffata di imbarazzo cerca di divorarti per intero. Lo guardo e gli dico: “Paolo, com’è che tu, invece, stai sempre così bene? Perché non ti siedi e ce lo spieghi?” Ma Paolo non sta bene, non sta bene per niente da quando la donna lo ha lasciato e passa le sue serate di quarantenne guardando Netflix e fumando CBD acquistata in rete. “Voi sapé comme faccio a sta ccosì? Er segreto è che io me so rassegnato, a differenza vostra”. C’ha ragione Paolo, gli faccio sì con la testa perché sono perfettamente d’accordo con lui, di sicuro queste 8 ore del mio quotidiano, che vengono immolate 5 giorni su 7 alla causa di questa azienda di soluzioni per il web, scorrerebbero via più velocemente se non le rallentassi pensando che 8 ore sono un terzo delle mie giornate, un terzo di un mese, un terzo di un anno e via così finché la sabbia sembri risalire nell’imbuto della clessidra senza averla nemmeno capovolta.

Un contratto è una benedizione, pensavo. Livello di inquadramento a crescere, scatti stipendiali, tredicesima, quattordicesima, ferie pagate, giorni di malattia, straordinari pagati, contributi versati, TFR, bonus Renzi, pure il pranzo al ristorantino vicino l’ufficio e vaffanculo i buoni pasto. Infine, la possibilità futura ma non più remota di un’assunzione a tempo indeterminato, l’indipendenza vita natural durante dalle finanze dei genitori operai, la non più onirica visione di una vecchiaia pensionistica. Male allo stomaco fortissimo.

Prima di andare salvo al PC un ultimo pezzo del venerdì pomeriggio lasciato a metà, scritto per una campagna di posizionamento web di una nota azienda di gioco d’azzardo. La scrittura viene quasi sempre giudicata per forma e contenuti ma è certamente negli scopi che si rivela la sua grazia o la sua miseria. Non ci penso più, rimuginarci non restituirà nobiltà a questi fogli protocollo tutti uguali, ma mi farà perdere il treno. Scendo alla stazione centrale e trovo una Napoli che armeggia freneticamente il suo Natale. Mi fa piacere vedere la gente ancora inciampare nei troppi regali comprati nei negozi, qualcuno ha addirittura comprato dei rotoli di carta per fare i pacchetti. È una visione quasi romantica se messa a confronto con il via vai di pacchi Amazon che ogni giorno da metà novembre ha affollato l’ufficio dove lavoro.

Per strada, rincasando, incontro mio zio Ciro che guarda con occhi vuoti davanti a sé. La vecchiaia, i debiti, il suo stile di vita poligamico, tutte queste cose hanno consumato la sua aurea di dandy lasciandone qualche traccia nell’andatura distinta e la barba fatta.

– “O zì!”

– “Uee Totò, e che ce faj cà!?”

La voce di mio zio ha il suono che avrebbero le Merit se potessero parlare, mi cinge le spalle con il braccio e mi parla a due centimetri dall’orecchio come per farmi una confessione.

– “Uagliò chist’ann è nera. Mi ricordo cinque o sej anni fa cu a casciafort’ chiena e pacchettini. Oggi invece aggio vennuto sul duj piezz”.

Zio Ciro è un orafo, quando dice “i piezz” parla di bracciali, collanine, anelli, vai a capire se d’oro o di acciaio. Quando la camorra prosperava nel quartiere i pezzi erano solo d’oro, al massimo si contavano i carati. Croci, anelli, catene, una volta dovette addirittura realizzare una corona stile Re Artù rifinita con topazi e lapislazzuli. Gli spiego che nemmeno a me le cose vanno bene, che ora sto nella pubblicità ma non mi piace, che i soldi ci sono ma qualcosa non sta funzionando.

– “Sì uagliò, ma e vist’ comme va stu munn, o no? L’importante è glì semp annanz”.

Pure lui ha ragione, anche se avanti non ci va più. Mio zio al massimo va avanti e indietro, avanti e indietro davanti al suo magazzino, la gente gli scorre innanzi e lui saluta tutti, tranne qualcuno, ma non per cattiveria. Questi che non saluta tornano indietro e dicono: “On Cì, e perché nun m’ata salutat?” Ma non c’è proprio nessun motivo a parte i primi squilli di un alzheimer che gli farà dimenticare anche di quando incastonava pietre esotiche sulla corona di un pluripregiudicato.

Comunque è bella Napoli delle luci calde sotto i tendoni delle pescherie, i gabbiani da sopra i bastioni che aspettano una maruzza o un gamberetto scappati al cenone della vigilia, l’odore sulfureo di qualche minicicciolo sparato sul pavè dei sampietrini. Al mercato del pesce ogni nero si chiama Koulibaly, hanno calosce lunghe come tutti e si destreggiano tra la folla a colpi di “scusate o zì”. A guardargli le mani immerse nei lupini mi viene da ripensare a Tonino dell’autolavaggio e quello che mi ha detto prima che mi riprendessi la macchina:

  • “Chest è na fatic e mmerd, a stà tutt o juorn rint’ all’acqua. O no?”.

Mi viene spontaneo di dire “è certo” anche se non volevo dire che il suo lavoro era una merda. Anche lui si è fatto crescere una barba lunga stile narcos, la sua è molto disordinata, sembra più un orsacchiotto che un potente criminale. Prosegue il suo ragionamento mentre se ne alliscia un ciuffo partendo dal mento:

  • “Però sta fatic ce permett e mannà annanz a famigl”. Scuoto la testa, poi aggiunge:
  • “L’importante è crescere. Ci sta una canzone di Pino Daniele che dice ‘E a trent’anni nun può capì, ‘e canzone te fanno fesso, votta ‘ncuorpo senza sentì’, s’addeventa malamente, e quacche vota onesto. Totò quant’ann’ tieni tu?”.
  • “26” rispondo.
  • “O saj comm si chiamm’ sta canzon’?”
  • “No”.
  • “Se chiamm’ Keep on movin’” – alza un secchio di acqua e sapone con dentro una spugna – “nel senso di jamm a ce movr. Me capit Totò?”.

Autore: Oi ne' Salerno

Oi ne’ è un grido. Ti sveglia, ti sollecita. Ti fa tornare coi piedi in terra e guardare al reale." "Oi ne’ – esperimenti provinciali” nasce dal ciclo di incontri “Cronache dal Sud”, esperienza campana iniziata nel novembre del 2013 e dedicata ad una serie di iniziative politiche, letterarie e musicali sulla questione meridionale. Lo scorso dicembre si è svolta la prima rassegna salernitana di due appuntamenti dal titolo “Salerno: esperimenti meridionali nella città del silenzio” nei quali gli “Scrittori a km 0” ed il gruppo musicale “Sparvieri” hanno condotto una maratona letteraria e musicale dai vicoli storici alla periferia della città. Il ciclo di incontri “Oi ne’ – Esperimenti provinciali” risponde a quel grido che sveglia e stimola la sperimentazione, il dialogo ed il racconto. È il richiamo che mette in circolo le intelligenze e le sensibilità a km zero.

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo di WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Google photo

Stai commentando usando il tuo account Google. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...